Il paradosso.
Viviamo in una situazione di totale fragilità, di precarietà a tutti i livelli: lavorativo, sociale, economico, ambientale, personale. Logica vorrebbe che, in tempi grami come i nostri, si facesse rete, si agisse insieme per la resistenza e il cambiamento. Perché non succede?
Ecco, io credo che un motivo sia questo:
si è perso il senso del limite.
Siamo tutti convinti, sotto sotto, più o meno consapevolmente, di essere pienamente autosufficienti. Operiamo su concezioni di tempo infinito e di spazio smisurato. Ci crogioliamo in questa idea di infinitudine e illimitatezza. Siamo in corsa perenne, in eterna competizione, persino con noi stessi. Fin da piccoli: condannati a essere supereroi. Risultato: lo stallo. Individualismo sfrenato, megalomania, sindrome di onnipotenza (o all'opposto, propensione al martirio), dipendenza da psicofarmaci, isolamento.
Recuperare il senso del proprio limite e dei propri limiti comporta: 1) diventare consapevoli di ciò che si è; 2) diventare coscienti della nostra reciproca interdipendenza; 3) riconoscere il valore degli altri; 4) recuperare l'idea del fare insieme; 5) individuare obiettivi comuni, quindi finalizzati al bene comune; 6) assumersi le proprie responsabilità.
C'è da rimboccarsi le maniche. Ma il cambiamento è inevitabile.
Giugno 2011 - Testo di Luigi Alberton
Foto di Bruno Tarraran

Luigi Alberton
Fondatore di Immaginario Sonoro, è l'autore del Manifesto l'Arte per l'Evoluzione. È un "esploratore dell'arte": autore, compositore, musicista, regista, produttore, editore.
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COMMENTI
Marina Ruberto | scritto 8/06/11
Il buon Gaber, in una delle canzoni più usate (a sproposito) della storia, sosteneva che "libertà è partecipazione". Ma nel bene o nel male, non si può costringere nessuno nemmeno a prendersi la responsabilità di esprimere un voto con una semplicissima croce su di una scheda. Figuriamoci a fare arte o qualsiasi altra cosa che abbia un obiettivo un po' meno esplicito e più "alato". Forse è solo questione di tempo. Forse bisogna soltanto uscire dalle pastoie della lunga depressione che ci ha attanagliati in questi anni cupi. Forse in molti hanno persino rinunciato a sognare. Ma da qualche parte "tocca" ricominciare e dunque facciamolo. Con pazienza e umiltà. Con tenacia e fierezza. Con amore. Non ci sono alternative.