La Giostra è l'ultima tappa di un mio lungo percorso di ricerca nei vari linguaggi dell'arte, grazie al quale ho maturato nel tempo una mia visione dell'arte e della vita, una filosofia che oggi costituisce i cardini del progetto Immaginario Sonoro. Di seguito espongono gli aspetti principali della mia ricerca cinematografica, condivisi con gli attori e la troupe.
Luigi Alberton (giugno 2010)
I messaggi del film
La giostra non è semplicemente la storia di un uomo, o non solo: questo film ha in sé anche una valenza educativa e un messaggio sociale positivo, in quanto indica vie di cambiamento possibili per l'individuo, ma anche per la comunità.
La coscienza del passato
È necessario prendere coscienza del proprio passato - dei propri passati - e comprenderli. È necessario: per dare senso al presente e nuova prospettiva per il futuro. Per evolvere.
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In apertura del film, la guerra è la follia cieca del comandante, è la sofferenza disperata del soldato in trincea. Ma è al contempo la follia e la sofferenza di ogni guerra, di ogni tempo. Da non dimenticare. In antitesi alla guerra, i legami affettivi restano, baluardo contro il caos e la distruzione, e permangono nel tempo: anche se appartenenti al passato, essi - come Alida - si manifestano nel presente e ci accompagnano nel nostro percorso evolutivo. Il dramma interiore vissuto da Davide racconta questo cammino - impervio e doloroso - verso la comprensione.
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Il sogno come dimensione profonda di conoscenza
Nel film, è un sogno che innesca il sofferto percorso di Davide verso la piena consapevolezza: un sogno che, preceduto da una fuggevole apparizione di una donna, fa riaffiorare confusamente voci e sentimenti dal passato.
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Ne scaturisce, in un crescendo drammatico, lo smarrimento, la crisi, la frammentazione della realtà, l'ossessione. Alla fine è un altro sogno a mostrare, facendosi da tramite verso il passato, una possibile via d'uscita. Dunque, il sogno schiude la percezione a dimensioni più profonde della conoscenza: ci giunge come quesito, ma anche come risposta. È una voce che arriva dalla nostra interiorità, da ascoltare e interpretare.
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La donna come portatrice di cambiamento sociale
Nel film, la logica maschile non fornisce a Davide gli strumenti per interpretare e superare la sua crisi ed espone Guglielmo - alla deriva dopo la partenza di Alida - alla morte.
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Le protagoniste femminili rappresentano nel film la stabilità del rapporto affettivo (Alida), l'azione interlocutoria e costruttiva nell'affrontare le difficoltà (Drago), l'equilibrio e l'amore (la voce cantata). Pur adeguandosi alla volontà maschile (Alida più di Drago), sono le donne a prendere l'iniziativa e a trovare il modo di venire in soccorso a Davide/Guglielmo, nel passato come nel presente.
Dunque, è la donna la protagonista del cambiamento, l'alternativa vera al presente. È questo uno dei messaggi fondamentali del film, seppure implicito e indiretto, quasi risonanza interiore. La natura maschile sembra ancora animata dall'istinto di conservazione della specie e si fa espressione di logiche di lotta e di potere che poi si ripercuotono nel vivere sociale e politico, con conseguenze note a tutti. Diversamente, la donna ha in sé una dimensione generatrice ed educativa, un'intelligenza di vita che supera le logiche "maschili" di predominio e sopraffazione. Sono questi valori di vita che possono incidere nella realtà e portare a un cambiamento rivoluzionario - del pensiero, delle scelte, dei comportamenti individuali e sociali - aprendo a una nuova prospettiva per l'umanità. Sembra tuttavia che manchi ancora, nella donna, una totale presa di coscienza di questo suo valore, che la porti all'azione e all'assunzione di piena responsabilità e che la renda protagonista e guida del cambiamento.
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L'arte come strumento di conoscenza e di evoluzione
Il film è intriso d'arte: pittura, musica, canto, scultura, danza. L'arte e la ricerca artistica costituiscono nel film strumenti di conoscenza, mezzi per avvicinarsi all'equilibrio e alla verità. Dunque, strumenti potenti di evoluzione, individuale e sociale. Crediamo fortemente nella forza evolutiva e benefica dell'arte.
La cooperazione come alternativa alle logiche competitive
La giostra è un film indipendente, realizzato con un budget del tutto inconsistente. Se siamo riusciti a trasformare questo progetto visionario in realtà, è perché ci siamo liberati dalle logiche meramente utilitaristiche, riscoprendo altre modalità di relazione, più profonde e ricche, basate sul reciproco scambio, sulla gratuità, sulla condivisione.
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Condividere il progetto e le idee, i valori di fondo, ma anche i contenuti e le fasi di realizzazione, è stata una precisa scelta del regista, volta a creare un sentire comune che potesse coinvolgere profondamente le singole persone: non più semplici interpreti o esecutori ma parte attiva nel processo creativo. Alla fine, tutti abbiamo guadagnato: in esperienza, in crescita personale, in rapporti umani solidi, nel piacere di fare insieme. Questa esperienza, estremamente positiva, è in piccolo lo specchio di una realtà sociale possibile. L'arte educa alla vita.
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La ricerca e i linguaggi espressivi
Un film in corti
I corti che compongono La giostra esprimono una ricerca costante di sintesi ed essenza: non frammento, né videoclip, né "pennellata" rapida e superficiale. La narrazione, apparentemente semplice e lineare, cela in realtà molteplici livelli di lettura, che richiedono allo spettatore un ruolo attivo, un atteggiamento critico e partecipe. E, spesso, più di una visione.
Circolarità
Lo sviluppo narrativo dei corti ha un andamento circolare e dialettico, fatto di tesi-antitesi-sintesi. La visione a Venezia e il sogno costituiscono la "tesi", mentre l'ossessione e la frammentazione della realtà di Davide sono "l'antitesi".
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Un altro sogno, 1940, è la "sintesi" che riannoda tutti i fili e dà una nuova chiave di interpretazione illuminando di nuova luce il principio del film. Ma una sintesi è, come sempre, punto di ri-partenza e nuova "tesi": l'ultima immagine, il risveglio, è un finale aperto. Il movimento nella Giostra, come nella vita, è circolare ed evolutivo.
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Simbolismi
In una struttura narrativa fondata sulla sintesi e l'essenza, ogni dettaglio nella narrazione è necessario e può caricarsi di significati impliciti o valori simbolici. Si crea una trama di fili sottili, dapprima impercettibili, che intessono il passato nel presente, una trama fatta di suoni o silenzi, di immagini o di neri (ovvero d'assenza di luce), dando unità narrativa ai sei corti.
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Così, ad esempio, il 10 giugno - giorno del compleanno del protagonista e del primo incontro con la donna misteriosa - si ricongiunge a quel 10 giugno del 1940 in cui Mussolini dichiara l'entrata in guerra dell'Italia. È sua la voce che la radio trasmette, quando il sogno apre un varco verso il passato. E Venezia, dove tutto ha inizio, porta con le immagini dell'Arsenale echi di guerre e sopraffazioni, di glorie effimere di conquista; ma rievoca anche i porti da cui salpavano le navi verso destini incerti, da cui salperà la nave che separerà Alida da Guglielmo. E i ponti di Venezia, che congiungono una riva all'altra, ricongiungono anche gli affetti, attraversando il fiume del tempo.
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Un film dipinto
È soprattutto lo studio della luce a dare ai corti una spiccata qualità pittorica, di ispirazione talvolta fiamminga, talvolta rinascimentale. Accanto alla luce, anche la composizione degli oggetti nello spazio, i giochi di linee sul quadro, la scelta dei colori dominanti, seguono sovente criteri pittorici.
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I colori, spesso saturi, hanno un proprio significato simbolico ed emotivo, espressionista, non conforme alle convenzioni e alla contrapposizione tra colori caldi e colori freddi.
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L'arte nel film
Nella Giostra, i dipinti hanno una specifica funzione narrativa: uno dei protagonisti del film è un quadro raffigurante un volto di donna. Altri volti femminili tappezzano le pareti della cucina di Davide; dietro il suo divano si ammucchiano grandi tele cupe, quasi claustrofobiche; tra i volumi d'arte della sua libreria si affacciano ciotole di terracotta, formelle dall'aria egizia, cartoncini dipinti.
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Queste opere tessono con discrezione una trama parallela e inespressa nel film e in esse il personaggio di Davide, turbato e inquieto, trova perfetta rispondenza. Tutte le opere sono creazioni dell'amico Cesare Sartori, artista e maestro ceramista.
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Realismo magico
Le atmosfere della Giostra sono sospese, i personaggi sembrano calati in un ritmo diverso da quello della realtà, in una "sfera gravitazionale" diversa, siderale. Otteniamo questo effetto attraverso la musica e i suoni, i silenzi assoluti, i colori saturi, i dialoghi sospesi; e attraverso un mixaggio che fa vibrare i sensi. Lo spettatore resta irretito.
Il tempo
La cronologia della Giostra è un arco sottile che dalla Grande Guerra arriva al presente. Tuttavia, quest'arco temporale non viene mai percepito, nemmeno a posteriori, come una successione di fatti: è piuttosto un'esperienza di continuità, in cui passato e presente si coniugano e si compenetrano, illuminandosi a vicenda.
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È il suono a creare unità: nella Giostra, il tema del violino è il filo che unisce dimensioni temporali diverse e segna le tappe del viaggio di conoscenza del protagonista.
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I dialoghi
La ricerca di essenza ha inciso profondamente anche sui dialoghi e i monologhi interiori. Numerose sono state le ri-scritture, improntate a una sintesi sempre più marcata. La lingua della Giostra solo raramente è descrittiva; più spesso è frammentaria e destrutturata.
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È caratterizzata da salti logici e dal non-detto, da richiami interni e ripetizioni e soprattutto da silenzi e respiri. La conseguenza, sul piano tecnico, è stata la rinuncia alla presa diretta in favore del doppiaggio di tutte le voci.
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Le canzoni del film
Tre canzoni scandiscono la narrazione della Giostra. Nell'Audio-corto 1, Donami, in stridente contrappunto con le voci di dolore e follia della guerra, parla della gioia vitale dell'amore; nel Corto 5, la Canzone di Davide ricongiunge il presente al passato attraverso la forza dei legami affettivi; in chiusura, nel Corto 6, Conoscerai apre una prospettiva per il futuro.
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Perfettamente in linea con lo stile narrativo della Giostra, i testi e la ricerca compositiva, timbrica e sonora di Luigi Alberton puntano all'essenza: strumenti acustici, versi destrutturati e stratificati, arrangiamenti quasi minimalisti, suoni rarefatti e pregnanti, in dialogo continuo con la voce solista di Elisa Maso.
Le canzoni sono raccolte nel CD Drago. Nel booklet, le Donne dipinte da Cesare Sartori, già presenti nel film, tornano come parte integrante del messaggio. Il Drago, in quest'opera, è inteso nel suo senso orientale di rinascita e rigenerazione, e trova specchio e conferma nell'ideale di Donna colta dallo sguardo di Sartori, intesa come interiorità e forza, potenza evolutiva e prospettiva di cambiamento.
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Sonorizzazione
Da anni Luigi Alberton fa ricerca artistica sulla natura dei suoni e il loro impatto sulla sensibilità dell'essere umano. Nella Giostra, la sonorizzazione raramente è finalizzata a creare un effetto "naturalistico": essa entra con forza tra i linguaggi espressivi e diventa personaggio.
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I suoni non solo hanno la funzione di ritmare il montaggio, creare con la reiterazione echi di senso, fare da collante tra le scene, ma contribuiscono anche alla costruzione dei messaggi del film.
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La ricerca e la produzione
Una sceneggiatura in divenire
Il film nasce dalla sovrapposizione di molte ri-scritture. La prima sceneggiatura, basata su un soggetto scritto da Luigi Alberton nel 2000, era un lungometraggio. Dal lungometraggio è stata tratta, con la collaborazione di Maria Cristina Leardini, la versione in corti, abbandonando tutti i filoni narrativi secondari. Infine, ogni corto ha avuto il suo story-board. Tante ri-scritture, prima ancora di cominciare.
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Al momento delle riprese, c'è stato l'inevitabile confronto con le variabili - previste ed imprevedibili - della fase operativa. Sperimentare le nuove tecnologie digitali è stato come "recitare a soggetto": esplorare le potenzialità degli strumenti a nostra disposizione e scoprirne i limiti ha dato origine a un'ulteriore ri-scrittura creativa, nella quale tutti, attori e troupe, hanno partecipato attivamente. Ed è stata un'esperienza di grande valore: educativa per tutti, creativa, ricca di nuovi stimoli.
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Il montaggio come ri-scrittura artistica
L'ultima ri-scrittura, la più artistica, la più determinante, è il montaggio. Molte storie diverse possono nascere dallo stesso girato ed è per questo che Luigi Alberton, il regista, ha voluto curare personalmente il montaggio della Giostra. Il girato è la materia prima, il minerale grezzo: va distillato e rimodellato fino a trovare il giusto ritmo narrativo.
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I corti, girati come unità a sé stanti e ciascuno con una propria cifra espressiva, trovano nell'opera compiuta unità e continuità. In questa fase entra in gioco il suono con un ruolo determinante, non solo come strumento per creare ritmo e unità, ma come "personaggio" fondamentale per la comprensione del film e dei suoi messaggi. Le fasi di produzione e post-produzione diventano parte integrante e inscindibile del processo creativo e artistico.
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Il suono Realmix
Nel film, gli attori doppiano se stessi: una precisa scelta stilistica, per ottenere la necessaria qualità timbrica, in un film dove ogni sfumatura, respiro, pausa o silenzio hanno un loro specifico significato.
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Non solo: l'effetto leggermente straniante delle voci dei personaggi, che nel film sono come sospese tra sogno e realtà, è stato possibile solo in fase di post-produzione, registrando tutte le voci in primo piano, vicinissime al microfono, per poi "spazializzarle".
La spazializzazione del suono è notevolmente amplificata dal Dolby Surround 5.1 che nella Giostra viene usato anche per le canzoni, accentuando la loro funzione narrativa di "personaggi sonori" e la presenza sulla scena della voce cantata e degli strumenti acustici.
Dal 2005 Luigi Alberton e Paolo Bernardini utilizzano un approccio metodologico e operativo da loro elaborato e messo a punto negli anni, chiamato Realmix. Realmix prevede un trattamento simultaneo (non sequenziale) delle fasi di composizione e produzione sonora e visiva, in un continuo gioco di rimandi e processi di raffinazione, in tempo reale. L'obiettivo è ottenere la massima potenza espressiva riportando il suono, la voce, l'immagine alla loro essenza "materica" e di significato, in modo che possano sollecitare tutti i sensi e le facoltà percettive.
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Le fotocamere reflex digitali
Girato nel 2009, il film La giostra sperimenta le fotocamere reflex digitali Canon EOS 5D Mark II in Full HD progressivo (il modello più all'avanguardia all'inizio del 2009 e il primo a consentire riprese in Full HD 1920x1080p). Questo modello di fotocamera ha un nuovo sensore che consente eccezionali risultati per resa cromatica e gamma dinamica.
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Il software viene ulteriormente perfezionato nel giugno 2009 con un aggiornamento che consente l'impostazione manuale dell'esposizione: una condizione irrinunciabile per il pieno utilizzo della fotocamera in riprese di qualità cinematografica. A questo punto, anche l'ultimo ostacolo è superato. La possibilità di utilizzare ottiche fisse di altissima per la resa pittorica, il colore, la tridimensionalità (Leica R, Contax, Olympus Zuiko, Nikon, Zeiss, Asahi Pentax Takumar), ha aperto infinite possibilità di ricerca e sperimentazione.
La sperimentazione, condotta con Bruno Tarraran, direttore della fotografia e primo cameraman, ha esplorato le potenzialità e i limiti di questi strumenti con risultati estremamente incoraggianti. Le ottiche fisse manuali ci hanno consentito di lavorare con diaframmi molto aperti in luce mista (ambiente e luce artificiale), in condizioni di scarsa illuminazione (come la scena dell'assassinio) e in ambienti ristretti (come il set costruito nella casa del regista). Per le riprese in movimento, invece, la fotocamera ha mostrato dei limiti. La scelta migliore, dopo i primi tentativi, è stata la macchina fissa, con un robusto treppiede Gitzo con testa fluida. E solo per qualche frammento, la camera a mano. I pro e i contro delle riprese con fotocamera reflex digitale e ottiche fisse ci hanno condotto a uno stile narrativo che per certi versi richiama i film degli Anni Cinquanta: austero, essenziale, studiato.
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Post-produzione e autonomia
Condizioni imprescindibili per la ricerca artistica sono la libertà d'azione e il tempo. Di conseguenza, una completa autonomia nella gestione di tutte le fasi di produzione e post-produzione.
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Il film non esisterebbe se non avessimo potuto contare sulle seguenti condizioni: strumenti professionali hardware e software, messi a disposizione a tempo illimitato dall'atelier Alberton Consulting per il montaggio, il doppiaggio, la sonorizzazione, la colorazione, etc.; le competenze per utilizzare in modo autonomo questi strumenti, senza bisogno di intermediare con i tecnici; il metodo, consolidato in anni di esperienza, per sperimentare soluzioni alternative secondo il nostro approccio Realmix.
Tutte le fasi di post-produzione sono state curate da Luigi Alberton (montaggio, musiche, sonorizzazione) e da Paolo Bernardini (finalizzazione, colorazione, sound design) nell'atelier Alberton Consulting. È stata usata la piattaforma Apple, in quanto garantisce massima efficienza, qualità, libertà d'azione (Final Cut Studio, Logic Studio). Per le musiche, il doppiaggio e le sonorizzazioni abbiamo utilizzato preamplificatori come Liquid Channel di Focusrite, che danno la possibilità di sperimentare diversi colori timbrici, e strumenti di mixaggio di massima qualità, in particolare il sommatore SPL MixDream.
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Il team work
Necessità fatta virtù, la nostra troupe è formata da poche persone che hanno una pluralità di competenze ed esperienza in settori diversi. Questo rafforza la cooperazione, semplifica le operazioni, aumenta l'indipendenza e la facilità di movimento, eleva la qualità complessiva del progetto.
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Il team work ha coinvolto anche i giovani protagonisti, attori di teatro alla prima esperienza nel cinema, che hanno lavorato a lungo con il regista, con passione e grande disponibilità, per superare l'impostazione teatrale e cercare una dimensione più interiore del loro personaggio, fino a sentirlo proprio.
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La comunicazione
Intorno al film gravitano diversi progetti di comunicazione: il libro, il sito web, il manifesto, il CD Drago, la valorizzazione dell'opera di Cesare Sartori. Di ciascuno abbiamo cercato di cogliere lo spirito e il messaggio profondo, per esprimerne pienamente l'identità: anche attraverso il design della comunicazione, curato da Monica Alberton.
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È nostra convinzione che l'unico modo di comunicare l'arte sia attraverso l'arte. Inoltre, abbiamo voluto rendere espliciti e comprensibili i messaggi del film e raccontare per parole e immagini i molteplici aspetti della nostra ricerca, non solo per una necessità di documentare, ma perché crediamo nella capacità dell'arte e della ricerca artistica di toccare nel profondo le persone, inducendole alla riflessione e al cambiamento. L'arte è una forza evolutiva.
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