Quasi un diario...
Condividere l'esperienza è una forma di incontro,
un valore nel quale crediamo.
Testimonianze degli attori e della troupe
Loris Rampazzo (Davide e Guglielmo): A cuore libero (Leggi tutto)
"A cuore libero"
"La giostra" è un film artistico. Non smetterò mai di dire che quello di Luigi non è soltanto un film, ma qualcosa di più. È arte. E, come tutto ciò che riguarda questo meraviglioso prodigio, trovo che l'arte si dimostri complessa nella sua totale comprensione, oltre che estremamente bella nel suo manifestarsi. Si deve perennemente lottare contro i suoi lati più spinosi, per rendersi conto di quale autentica armonia si nasconda in realtà sotto le sue vesti.
Girando questa chicca d'arte cinematografica, ho appreso molte nozioni, ho ascoltato i consigli, ho preso parte alla costruzione di un'arte che, quanto a preparazione e allestimento del set, si è rivelata molto più concreta di quanto non sembri realmente. In una parola, faticosa. Per questo motivo ringrazio con gioia e gratitudine il lavoro di tutto lo staff: ci avete messo l'anima! – mi faccio da parte perché in quanto attore, penso che lo sforzo manuale da parte mia sia stato di gran lunga minore di quello profuso dai tecnici – e avete superato tutte le difficoltà che abbiamo incontrato nel making of con grande determinazione e professionalità.
A Luigi poi devo tutta la mia gratitudine perché questa esperienza è stata entusiasmante. Il cinema, se così si può dire, ha saputo darmi qualcosa che il teatro non mi aveva insegnato. Anche se il teatro – per fortuna! – fatica a trovare concorrenti nel suo consegnarti anima e corpo in pasto ad un pubblico presente. Comunque, ho trovato un campo senz'altro affascinante che mi ha permesso di disfarmi con facilità di tutte quelle affettazioni che il teatro tende inconsciamente a lasciarti, come residuo di un percorso formativo accademico che ho affrontato ma del quale conserverò soltanto le cose positive. La spontaneità, per esempio. Sia verbale che gestuale, ho potuto curarla con più precisione grazie a questo "viaggio" condotto assieme ai miei amici artisti, in cui ho dovuto superarmi diverse volte, nel provare e riprovare. A fare che cosa? Beh, a "ritrovarmi".
Esatto. Penso che Davide e Guglielmo non siano due sagome da riempire con se stessi. Come non penso che nella realtà quotidiana, si possa camminare per le strade della città alla ricerca dell'ispirazione di quella o quest'altra fisionomia dell'uno o dell'altro personaggio.
Lo sforzo che mi ha sempre chiesto Luigi stava nel "ritrovare" appunto, Davide o Guglielmo, dentro me. "Bella trovata!" viene da dire sulle prime. Se poi però ci rifletti un po' su, capisci che è proprio quello il segreto. Poco alla volta, scena dopo scena, il film si costruiva, e Davide e Guglielmo riaffioravano lentamente dal mio inconscio. Li avevo dimenticati. La difficoltà stava soltanto nel ripescarli alla memoria, fissarne le peculiarità, e portarle "in scena".
Il compito però si ripresenta nuovamente ostico quando Davide ha trent'anni e Gugliemo ben quaranta. E dal momento che io ne ho soltanto ventitré!! Ma niente paura: con pazienza e modestia mi sono messo d'impegno, sicuro di poter raggiungere risultati soddisfacenti. E come se non bastasse, avevo dalla mia un'infinita passione per quello che stavo facendo!
Così, grazie agli esercizi indicatimi da Luigi, dalle sue risposte ai miei quesiti, dall'ascolto del mio corpo che di colpo si sentiva "abitato" da un'altra personalità che non fosse più al cento per cento la mia, ma quella di Davide o di Guglielmo, ho percepito che le cose stavano cambiando.
Di questa esperienza in particolare, dello studio del personaggio e delle emozioni vissute nell'impersonare giorno dopo giorno le movenze, i tic, le caratteristiche, i punti di forza dei rispettivi caratteri, ricordo con grande felicità una scena tra tutte le altre.
Avevamo cominciato la seconda parte del film. Si doveva ritornare indietro nel tempo di almeno settant'anni. Il personaggio da rappresentare era quello di Guglielmo Conti. Con tutto lo staff, quella mattina, si lavorava duramente per raggiungere, in un posto nel quale l'aumento dello spazio andava rivelandosi penalizzante per le riprese, la definizione di un colore rosso sullo sfondo della scena che avrebbe dovuto caricare il tutto di un grande pathos. Io giravo per il posto con le mani nelle tasche del cappotto. Apparivo scontroso, scorbutico, in realtà cercavo solo di non perdermi in sciocchezze. Ero già pronto da un pezzo, ma non per quello che mi chiese Luigi poco più tardi.
Si era raggiunto ormai l'effetto sperato del fondale. Tutti erano soddisfatti, leggevo nei volti un'approvazione generale che non poteva competere con la smorfia di insoddisfazione precedente. Era tutto pronto. Si girava la scena che noi chiamavamo "del porto". Ossia il momento in cui l'ingegner Guglielmo Conti lascia sua moglie Alida sulla banchina di un porto, dopo averle intimato di rifugiarsi dagli zii in America, causa la Seconda Guerra alle porte dell'Italia. Salgo sulla pedana, e guardo Luigi. È il punto di riferimento. Lui di solito mi dà sempre il segnale del "ciak, motore… azione!". Questa volta però non lo dice. Alza lo sguardo verso di me. Lo vedo lasciare la sua postazione e avvicinarsi. Conosco Luigi da qualche anno, e ho imparato a distinguere le sue espressioni in base a cosa gli sta balenando per la testa in un dato momento. Ecco, in quel momento io sapevo che Luigi non esprimeva rabbia o frustrazione. E nemmeno insoddisfazione. Luigi si aspettava qualcosa da me.
La sue frasi erano secche, asciutte. Mi disse: "Adesso in questo sguardo, c'è tutto il peso del dolore di un uomo che perde la sua donna. Che perde tutto quello che ha". Lo disse così, con molta intensità ma allo stesso tempo con grande semplicità e chiarezza. Mi trasmise stima, sapeva che potevo raggiungere l'obiettivo. E io cercavo di essere all'altezza. E cominciai a pensare. Pensare che in uno sguardo, io ragazzo ventiduenne, dovevo condensare tutto il dolore di un uomo che perde la propria moglie. Non solo. Ero convinto che non si trattasse soltanto di questo. Ero più che certo che in quello sguardo, ci fosse una responsabilità che valeva tutto il film. E non era per esagerare… in quello sguardo, io lo stavo provando sulla mia pelle e dovevo ripetermelo, doveva trovare spazio tutta la delusione e il dolore di un popolo che vedeva ritornare la guerra nelle proprie case.
Un solo attimo per guardare l'obiettivo e lanciarsi a capofitto giù da un palazzo a cinquanta piani. Ecco qual era la sensazione.
Non credo molto alle favole, e non sono superstizioso. Trovo che il mondo sia una delle possibilità che abbiamo per dimostrare quello che di buono c'è in noi. Quello che verrà dopo sarà sicuramente un'esperienza ancora migliore di questa. Ma quella volta provai delle emozioni indescrivibili: i rumori non erano più rumori, le voci non si distinguevano, gli occhi non erano più quelli che conoscevo. Il mondo si cancellava e io potevo vedere distintamente, nella camera che si avvicinava, il riflesso del mio sguardo. Ebbene, fu quello l'attimo in cui vidi e conobbi per la prima volta, di persona, Guglielmo Conti.
6 gennaio 2010
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Marina Ruberto: Le spezie
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"Le spezie"
Sono salita sulla "Giostra" al volo, appena prima che facesse l'ultimo giro. Il mio contributo è quindi assai miserino. Amorevole, questo sì. Degno di essere citato forse solo per questo.
La narrazione del mio coinvolgimento è storia recente. Un breve atto unico che chiamerò: SPEZIE
Interno giorno. Casa di Luigi, il mattino successivo alla presentazione di Ecofoglia.
I quattro protagonisti sembrano vecchi amici. Il che è falso… ma nemmeno tanto.
Vabbé, insomma. Una gran bella alchimia.
Luigi e Cristina stanno mostrando a Paolo e a Marina, una scena de "la Giostra".
I due sono sinceramente colpiti dalla qualità tecnico/estetica/musicale di quello che vedono,
ma Marina (che non riesce quasi mai a evitare di rompere), aggrotta le sopracciglia:
"Perché, in questa scena Davide parla al passato? Io gli farei dire: …"
(Segue logorroica esposizione sull'utilizzo dei tempi in una storia di presenza quotidiana e ossessionante).
Luigi e Cristina si girano a guardarla interessati.
Paolo (che conosce i suoi polli) sorride bonario, intuendo come andrà a finire.
Cristina: "Ehi, sì… mica male… perché no?"
Luigi: "Giusto! Suggerimento accolto e comprato!"
Marina: "Sì, vabbè…ma adesso è tardi, no? Sono arrivata fuori tempo massimo…sigh…"
Luigi: "Mica vero, perché? Ci sono scene in cui il parlato non è in labiale e quindi possiamo tranquillamente rifarlo!"
Marina (arruffando le penne): "Allora, magari… se volete…"
Luigi: "Ceeerto che sì!"
Cristina: "Sìsìsì, dai! Nei prossimi giorni ti mandiamo i dialoghi e il soggetto!"
Marina (con falsa modestia): "Bé, non ci sarà sicuramente quasi nulla da cambiare. Ma se mi riesce di aggiungere qualche spezia qua e là…"
Luigi: "Perfetto: le spezie! Io non sono molto bravo, in cucina."
Va detto che Luigi ha mentito. Durante le riprese è stato bravissimo a girare in tutte le parti di casa sua. Bagno e cucina compresi!
E dunque non gli credete, se userà termini altisonanti per definirmi: mi vuole bene.
6 gennaio 2010
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Paolo Bignoli: Lo zio più caro (Leggi tutto)
"Lo zio più caro"
Lo so, non c'entro niente... ma qualcosa vorrei scrivere lo stesso, non per il sito, per te, per me forse. Forse perché mi piace pensare che non c'entro "quasi" niente.
L'ultima giostra su cui ricordo di essere salito era nella piazza di una frazione di Borgomanero. Era la festa di metà luglio... e a quel tempo significava fine della scuola, inizio delle vacanze, soprattutto. Bei ricordi, bellissimi, tra profumi di salsicce grigliate e fieno appena tagliato. A quel tempo saltavo ancora con gli amici sui covoni di fieno... a quel tempo facevano ancora i covoni di fieno.
Quest'altra giostra è arrivata molto tempo dopo, alcuni anni fa. Sono stato uno dei primi a sentirne il profumo. "Ho un soggetto da farti leggere". A quel tempo credevo di poter scrivere per il cinema... anche se non ho del tutto smesso di illudermi di poterlo fare, prima o poi.
Come tutte le tue idee è nata quadrata, poi si è fatta tonda, poi la forma si è allungata, accorciata, ristretta... ma non ha perso la scintilla originale.
Questa giostra l'ho vissuta da lontano, purtroppo. Ma da lontano lo sguardo è privilegiato.
Ogni tappa a Cittadella significava un mattone in più, una riga di sceneggiatura, un'inquadratura nuova.
Ossigeno per la mente, lo chiamo io.
L'ho vista nascere, crescere, come un vecchio zio che abita lontano e che vede il suo nipotino solo nelle feste comandate. "Com'è cresciuto", veniva da dire ogni volta al padre che giorno dopo giorno lo accudiva.
Ma il padre vive la quotidianità e non sempre è in grado di stupirsi dell'eccezionalità della sua creatura, un atto d'amore.
Il vecchio zio ha goduto dei primi passi, ha ascoltato le prime parole, ha cercato di dare i primi vizi... l'educazione, no, quella spetta al genitore. Mi veniva anche raccontato di quando la famiglia si incontrava senza di me, dell'energia di quelle giornate.
Ho visto i canali di Venezia, una donna misteriosa, ho visto un sogno sensualissimo immerso nella luce bianca, ho visto un viso trasfigurarsi... ho sentito canzoni.
L'ultima volta c'erano i titoli. Ho capito che il piccolo era cresciuto tanto, dispiaciuto che poco di me possa serbare nel ricordo, ma amato con immutato amore.
La giostra ha iniziato a girare, le auguro di farlo per tanto tempo e di portare a chi la vedrà le stesse emozioni che ha dato a me.
Un abbraccio
Paolo
7 gennaio 2010
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Eleonora Fontana (Drago): Spaghetti e matrioske (Leggi tutto)
"Spaghetti e matrioske"
La Giostra. Un viaggio alla ricerca di "altri" dentro noi stessi. O forse di alcuni lati latenti. È come riscoprire vite passate, forse vissute, ma assolutamente presenti in noi.
Siamo tante piccole matriosche. Quale "scatolina" tocca aprire oggi?
È meravigliosa la sensazione di pudore che inconsciamente prende tutti nel mostrare una piccola parte di se stessi. Si cerca di apparire sicuri di sé dimenticando che è il nostro corpo che molte volte parla per noi. Quando però il primo imbarazzo si supera nasce l'arte: la sublime certezza di poter contare su altri per esprimere al meglio noi stessi. L'Arte. Il gusto della soddisfazione dopo tanta fatica. L'Arte. La condivisione di pensieri e punti di vista che generano capolavori.
La Giostra è per me un capolavoro. È ciò che rappresenta un grande regista: essa contiene tutti i suoi valori, la dedizione al lavoro, la fantasia, la conoscenza, e soprattutto la forza di gruppo. Dietro un grande regista non c'è solamente una gran donna, ma anche un fenomenale staff.
I momenti da ricordare sono tantissimi. Probabilmente ciò che ricordo con più tenerezza sono le "spaghettate" alla Luigi! Dal punto di vista della recitazione il momento che più si avvicina al mio sentire è la ripresa del porto. È forse il corto più toccante e profondo.
Ringrazio sinceramente tutti coloro che mi hanno regalato emozioni, risate e pomeriggi intensi.
Un grazie di cuore a tutti voi.
8 gennaio 2010
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Luigi Alberton: Il maestro Kurosawa
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"Il maestro Kurosawa"
Un regista ha inciso profondamente nel mio modo di fare cinema ed è stato Akira Kurosawa.
Incontro di gioventù, forse anche per questo più significativo.
Da lui ho imparato lo scavo nell'intimo, la poesia della sua narrazione, la lentezza della profondità.
Ma non c'è nulla, nei miei corti, di emulativo, nessuna citazione che possa ricondurre a Kurosawa.
Solo una più sottile ed intima comunanza di visione.
10 gennaio 2010
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Luca Nizzero (squadrista): Liberi di aggiungere... (Leggi tutto)
"Liberi di aggiungere..."
Io sono Luca Nizzero, colui che nella scena dell'assassinio di Guglielmo ha interpretato la parte dello squadrista.
Provenendo da una formazione teatrale ero privo di un'esperienza diretta davanti alla macchina da presa, per cui mi è stato utile un suggerimento datomi da Luigi mentre facevamo le prove a casa sua: "Nel cinema si deve seguire certamente il copione, ovvero battute e azioni ma, al contrario del teatro dove l'emozionalità viene ricreata anche mediante la gestualità corporea, qui dovete agire sotto l'azione diretta dei sentimenti che animano il personaggio. Quindi, sentitevi liberi di aggiungere alla scena qualcosa di vostro".
Un'altra cosa che desidero aggiungere è che certamente nel cinema una scena non riuscita viene come si dice "tagliata", ma è anche vero che la medesima viene più volte girata per avere ad esempio un'angolazione migliore o quant'altro. Da ciò deriva il fatto che in un giorno di riprese l'attore deve mantenere la tensione emotiva per ore (a teatro si vive il momento), per cui la sera (era sabato) sono andato a letto molto serenamente.
Infine desidero ringraziare Luigi, Cristina e tutta la troupe per la professionalità e il clima cordiale oltre che i proprietari della location di Villa Santina (nobili si nasce) e Loris Rampazzo per avermi proposto per la parte.
12 gennaio 2010
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Sara Tamburello (Alida): Un dono
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"Un dono"
Ho veduto e sentito il bello a casa di Luigi. L'occasione è stata la realizzazione del corto "La giostra". A più di un anno dall'inizio dei lavori il progetto sta vedendo la luce e come tutte le cose tanto attese e desiderate l'animo trabocca di trepidazione. E una consapevolezza intanto l'accompagna, il convincimento cioè che ogni persona coinvolta abbia indirizzato le proprie energie alla realizzazione di un solo unico obiettivo, la creazione di una piccola opera cinematografica.
Tutti ci abbiamo creduto e abbiamo messo parecchio del nostro, contribuendo in modo insostituibile al funzionamento perfetto della nostra modesta bottega d'arte. C'è stato un capomastro che ha avuto l'ispirazione e che ha saputo prendere la direzione dei lavori, ci sono stati degli artigiani che sapientemente hanno lavorato la materia. Così, l'idea è divenuta azione e l'azione, immagine. La parola, la musica e le emozioni hanno fatto il resto e la nostra creatura è nata.
L'orgoglio e la soddisfazione non ci impediranno di condividerla con quelli che un giorno potranno ammirarla perché, lo sapevamo fin dall'inizio, il suo destino era "darsi" agli altri. E come sarebbe bello allora se "La giostra" costituisse un dono, non solo per chi l'ha realizzata, ma anche per il pubblico che verrà a vederla.
Un'ultima riflessione. Ripenso a questo anno di riprese e mi accorgo che qualche volta non è stato sempre facile. Almeno per me, sia come attrice, che come donna. Semplicemente, in alcune occasioni avrei voluto essere diversa. Ciò nonostante, mai una volta ho pensato di rinunciare, perché la fiducia che ho avuto nel progetto è stata sempre più forte.
Dopotutto, lo spirito che ha guidato ciascuno di noi ad unirci, a condividere le nostre conoscenze e a mettere talvolta da parte i nostri fatti personali è uno spirito buono. E poiché ne sono testimone, vorrei tanto che "La giostra", al di là delle molteplici interpretazioni artistiche, lanciasse principalmente questo messaggio, ovvero che cose davvero straordinarie possono nascere da donne e uomini di buona volontà.
3 febbraio 2010
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Loris Rampazzo: Bisogna crederci ai credits! (Leggi tutto)
"Bisogna crederci ai credits!"
Una mattina io e Luigi andiamo a recuperare, per il personaggio di Guglielmo Conti, il guardaroba!
E dove si va a recuperarlo?!
"C'è uno zio mio che ha più o meno la tua stazza… vedrai!".
Si parte per Tezze sul Brenta ( spero di aver fatto giusto… mi pareva Tezze sul Brenta… ).
Il viaggio è molto piacevole, in macchina Luigi ha sempre tante cose da raccontarti. Si parla del film, di come sta procedendo, e di questa "seconda parte" che deve essere all'altezza della prima. Di più!
Parcheggiamo in uno spiazzo. "Siamo arrivati!". Appena il tempo di scendere dalla macchina che la cugina stritola Luigi in un abbraccio appassionante… da cugina, appunto!!
Mi presento ed entriamo in questo supermarket dell'amore dove ancora ci sono i mini carrelli con le donnine di una volta che fanno la spesa mentre – ipotizzo – il marito pensionato le aspetta a casa a guardare la tele e a pensare "ah, finalmente un attimo di tregua…".
La casa della zia dà proprio sul retro del supermarket ma per accedervi abbiamo deciso di fare la spesa! Cioè no, scherzo… abbiamo deciso di entrare e salutare! Giustamente…
I saluti durano all'incirca una mezz'oretta, il tempo di fermare la zia e dirle "scusa ma non è che oltre al guardaroba, non troviamo a Guglielmo anche un bel cappello di quegl'anni!!?"
In una frazione di secondo tutte le signore che girano tra gli scaffali del supermercato pensano ai propri armadi di casa e al cappello di "quel mona che glielo avevo detto di tenerlo, il cappello, anche se l'era vecio, così deso non sémo gnanca dentro al film, ah!"
La sommossa generale della ricerca del cappello perduto, trova improvvisamente un attimo di ripresa grazie ad una signora che dice di averne un paio a casa, ma non è sicura di soddisfarci.
Nel frattempo saliamo di sopra con la zia, dopo aver salutato lo zio ( anche oggi della mia stazza! ) che al banco della carne ci chiede come sta andando il film, tagliando pezzi di carne senza pietà.
Il guardaroba c'è: pantaloni, camicia, cravatta, cardigan, addirittura un orologio autentico e… il cappotto!
Bisogna credere ai casi della vita: il cappotto mi sta che è una meraviglia! Sembra fatto apposta per me. Ha addirittura la pelliccia sul collo! Come una volta!
Con Luigi soddisfatto che pensa già al montaggio, scendiamo e scopriamo che la signora di prima il cappello l'ha trovato, ma è di quelli che si usavano più tardi. E quindi? E quindi niente! "Ma tranquilla signora, non si preoccupi, alla fine ringrazieremo tutti quelli che si sono dati da fare per il film!
Ci sono i credits per quello!".
"I cre… che?"
"Luigi andiamo che è tardi e non riusciamo nemmeno a vedere se c'è un cappello per Guglielmo!"
"Hai ragione, adesso andiamo!"
Saluti, baci, abbracci… mi sento nipote di tutti, ormai. Che bella sensazione!
E adesso a Cittadella, a comperare il cappello!!! Evvai!
… intanto in macchina…
Luigi: Loris, dici che ci sarà la tua misura?
Loris: maledetta quella volta che sono venuto al mondo!
Luigi: ma che dici?! Se non fossi così come sei non potresti nemmeno fare Gugliemo…
Loris: Ah, almeno quello…
14 febbraio 2010
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(prima parte del film)
AUDIO-CORTO 1
Il racconto
Sul nero, il canto dolce di una voce limpida, accompagnata dal ritmo di un tamburo. Un'altra voce, amara, stanca, sussurra fuori campo poche scarne parole, di sofferenza e morte. È la voce di un soldato nelle trincee della Grande Guerra, spezzata dagli insensati ordini di un comandante. Interpreti: Elisa Maso (canto), Italo Basso (soldato) e Loris Rampazzo (comandante).
Le riprese
Le voci del soldato e del comandante fanno parte del corto "La giostra 1915-1918" di Luigi Alberton, una riflessione poetica sull'assurdità di ogni guerra. Altri brevissimi frammenti sono sparsi nel film. Il corto segna l'inizio della ricerca sui linguaggi della cinematografia che sfocerà nel progetto "La giostra".
Appunti di viaggio
Spunti di lettura. Le parole del soldato sono testimonianza diretta della Prima Guerra Mondiale, tratte da lettere dal fronte. La guerra è uno dei fili rossi del film ed è letta principalmente come perdita: della propria identità, dei valori, degli affetti, del futuro. Il sovrapporsi delle tre voci – di sofferenza, di follia, d'amore – sul nero assoluto del quadro e il contrasto stridente dei toni hanno un impatto forte sullo spettatore: senza il supporto interpretativo delle immagini, egli è costretto a lasciarsi guidare dalle proprie percezioni e a cercare dentro di sé un significato. Con un lieve senso di spaesamento.
CORTO 2: ALIDA
Il racconto
Davide (Loris Rampazzo) conversa con l'amica Drago (Eleonora Fontana). Commentano il quadro che Davide ha appena finito di dipingere: un'intensa figura di donna. Con un filo di turbamento, Davide racconta all'amica del fugace incontro di sguardi avvenuto a Venezia con una donna misteriosa (Sara Tamburello), incontro che ha lasciato in lui una traccia profonda. Aleggia nella stanza una presenza lieve, della quale nessuno dei due è consapevole.
Le riprese
Scena 1 - Il quadro. Riprendiamo questa scena il 30 maggio 2009 nell'atelier di Alberton Consulting ma, alla fine di tutte le riprese, il 19 dicembre 2009, la giriamo di nuovo, puntando su una sintesi ancora più grande. Dialoghi più asciutti ed ellittici, luci più morbide, inquadrature più intense e, soprattutto, un quadro diverso: "La donna in rosso" di Cesare Sartori, terzo personaggio sulla scena.
Scena 2 - Venezia, flashback. Riprese il 19 giugno 2009, nella luce calda di una bellissima giornata estiva, nella zona dell'Arsenale.
Appunti di viaggio
"La donna in rosso" è un acquarello di Cesare Sartori, ceramista di Nove (VI). Rappresenta perfettamente l'intensità espressiva da noi ricercata. La camera vaga sulla superficie ondulata della carta, creando un senso di mistero, di aspettativa, di angoscia. Nel montaggio, il flashback s'intreccia con il presente, la donna del dipinto sembra entrare nella conversazione dei due amici. Il tema della guerra ritorna in modo implicito nelle immagini dell'Arsenale. S'introduce il tema musicale di Alida.
CORTO 3: IL SOGNO
Il racconto
La donna incontrata a Venezia diventa per Davide un pensiero ricorrente e sempre più insistente. Davide la sogna, associata a immagini, suoni, ricordi che non riesce a decifrare. L'ossessione prende forma.
Le riprese
12 giugno 2009, nell'atelier di Alberton Consulting. La donna del sogno è interpretata da Piera Valentina Toniolo.
Appunti di viaggio
La visione del sogno è immersa in una luce intensa, la luce dell'idealità. La voce spezzata di Davide è frutto della destrutturazione del monologo interiore inizialmente previsto. Il montaggio ricrea l'angoscia crescente di Davide, espressa nelle immagini finali dai rossi e dai neri di un dipinto di Cesare Sartori.
CORTO 4: L'OSSESSIONE
Il racconto
Questa è la chiave di volta del film. Davide, chino sulla scrivania, disegna in modo ossessivo ritratti su ritratti della donna misteriosa. Nella sua mente, echi di voci. Da ogni gesto trapela il rovello interiore, ormai intollerabile. Respinge con fastidio gli ansiosi tentativi di contatto dell'amica Drago, visibilmente preoccupata per lui. Preso dalla smania, Davide corre a sciacquarsi il viso. E in quel momento si apre uno squarcio nella sua coscienza. Gli specchi riflettono ciò che gli occhi ancora non sanno vedere. La sua voce canticchia un motivo sconosciuto. Davide, nel parossismo di questa follia, si perde… o forse inizia a ritrovarsi…
Le riprese
Scena 1 - La scrivania. 8 luglio 2009, nell'atelier di Alberton Consulting
Scena 2 - Il bagno. 27 giugno 2009, nell'atelier di Alberton Consulting
Appunti di viaggio
Ogni cosa ha una sua voce: gli oggetti sulla scrivania, le ceramiche sugli scaffali (opera di Cesare Sartori), i libri, le immagini che affiorano in trasparenza: altre voci, che si intrecciano a quelle di Davide, di Drago, della donna misteriosa.
CORTO 5: CANZONE DI DAVIDE
Il racconto
Drago torna alla carica: nel tentativo di dare un senso al profondo malessere di Davide e scuoterlo dal suo stato di allucinazione, ha musicato e interpretato la canzone che dalla notte della visione non smette di tormentarlo. Il tema del violino, presenza costante sin dall'inizio della storia, ora trova un senso. Il giorno del concerto Davide ascolta Drago, bianca di luce, accompagnata dal suo violinista (Massimo Pepe)… Coglie nella melodia un richiamo fortissimo, che non sa interpretare. Fugge.
Le riprese
Scena 1 - La cucina. 18 luglio 2009, nell'atelier di Alberton Consulting
Scena 2 - Il concerto. 8 agosto 2009, alla Torre di Malta di Cittadella
Appunti di viaggio
Elementi d'arte. La cucina sembra un dipinto fiammingo: i tagli di luce, la composizione di oggetti sul tavolo, le pennellate finissime di colore… Altri acquarelli di Cesare Sartori, volti femminili vibranti di energia, decorano la parete alle spalle di Davide. Alla Torre di Malta, la scena è essenziale, come i testi e gli arrangiamenti: l'albero di legno è opera dell'amico artista Luigi Berardi. Le antiche mura bastano a creare l'atmosfera. E un filo di vento ci viene in aiuto e fa danzare le ombre sulla parete di fondo. La "Canzone di Davide", di Luigi Alberton, è interpretata da Elisa Maso.
Per la scena del concerto chiamiamo a raccolta tutti gli amici rimasti in città (non molti, nel cuore di agosto). Molti portano viveri e bevande, per festeggiare insieme a noi la fine delle riprese della prima parte del film. Si riprenderà dopo l'estate.
(seconda parte del film)
CORTO 6: 1940
Il racconto
Davide si addormenta. Un vecchio radio-comunicato segna il passaggio da una dimensione temporale ad un'altra. Lo ritroviamo all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, nei panni di Guglielmo, giovane ingegnere felicemente sposato alla bella Alida. È lei, la donna di Venezia, la donna dell'ossessione. I fili iniziano a dipanarsi. Guglielmo convince Alida a partire per l'America, dove sarà al sicuro. La scena dell'addio, al porto, ha il colore del dramma; il fragore dei tuoni è quello dei cannoni che ruberanno a questi giovani la loro vita.
Passano i mesi e Guglielmo è sempre più isolato, in un mondo sedotto da logiche fasciste di sopraffazione e violenza che lui non può condividere. L'unica compagnia sono le lettere che Alida gli scrive, giorno dopo giorno, dalla lontana America. Proprio queste lettere verranno usate da uno squadrista (Luca Nizzero) come pretesto per una inconsistente accusa di spionaggio e giustificazione per una sommaria e feroce esecuzione.
Lo sparo risveglia Davide. La consapevolezza del passato, la riscoperta di questo amore spezzato ma ancora vivo, scioglierà l'ossessione che lo assilla e gli permetterà di ritrovare la forza e il senso della sua vita.
Le riprese
Scena 1 - Il ricordo nel sonno. 27 giugno 2009, nell'atelier di Alberton Consulting
Scena 2 - La cucina. 09 novembre 2009, nella grande cucina di Villa Santina a Carbonera (TV)
Scena 3 - L'addio. 31 ottobre 2009: gli stabilimenti di Aernova si trasformano in un porto metaforico, con un rosso fondale "espressionista".
Scena 4 - L'assassinio. 08 novembre 2009, nel gelo del fienile di Villa Santina.
Scena 5 - Il risveglio. 27 giugno 2009, nell'atelier di Alberton Consulting.
Appunti di viaggio
Spunti pittorici e letterari. Dietro il divano dove Davide si addormenta, i dipinti manifestano in forme e colori la sua ossessione (tempera e acrilico, su legno e ferro, opere di Cesare Sartori). Nella scena dell'assassinio, i chiaroscuri sono di chiara matrice pittorica; i toni lividi e cupi, l'ambientazione scarna e vuota riflettono lo stato d'animo di Guglielmo. Le lettere di Alida sono frammenti di testi poetici di Cesare Pavese. I titoli di coda sono accompagnati dalla canzone "Conoscerai" di Luigi Alberton.
Le location. Villa Santina è uno dei tanti piacevoli incontri di questo "viaggio": la grande famiglia che vi abita ha accolto la nostra pacifica invasione con una disponibilità rara di questi tempi. Altrettanta disponibilità abbiamo avuto dai proprietari di Aernova, che hanno sgombrato buona parte di un magazzino per creare gli spazi adatti alle riprese.
Problemi e soluzioni. La scena dell'addio al porto è stata la più difficile da realizzare e ha messo a dura prova tutta la troupe. La gestione della luce in spazi così ampi ha richiesto interessanti modifiche allo story-board iniziale. Il movimento circolare dei due innamorati è reso possibile da una struttura girevole progettata e realizzata da Renzo Leardini, uno dei nostri papà. Problemi senza soluzione: la barba posticcia pizzica e il mastice non tiene...
Post-produzione
Tutto il resto dell'inverno viene dedicato alla post-produzione: il montaggio, la sonorizzazione, il doppiaggio, la finalizzazione, la colorazione, il mixaggio audio stereo e surround 5.1. Nella nostra continua ricerca di sintesi, troviamo ancora qualcosa da limare, una parola, una nota, un frammento di immagine. È un progressivo avvicinamento all'essenza: i corti, girati come unità a sé stanti, ciascuno con una propria cifra espressiva, trovano nell'opera compiuta unità e continuità.